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13 Dicembre 2020

Provvedimenti Covid-19 e redazione del bilancio 2020

 

Come noto, fra i provvedimenti normativi che sono stati appositamente emanati in corso d’anno per supportare le imprese in periodo di pandemia COVID-19, è stata ricompresa:

  • la non applicabilità fino al 31/12/2020 delle disposizioni in tema riduzione del capitale per perdite così come disposto dagli artt. 6 e 7 del DL 23 /2020 c.d. Decreto Liquidità;
  • la non applicabilità della clausola di postergazione ai finanziamenti soci così come disposto dall’art 8 del DL 23 /2020;
  • la possibilità di non imputare ammortamenti al conto economico, mantenendo comunque la deducibilità fiscale come indicato dal art. 50, commi 7 bis – 7 quater del 104 /2020 c.d. Decreto Agosto.

Fra i provvedimenti in esame abbiamo esaminato insieme, oltre a quello qui discusso, la contabilizzazione della moratoria per i leasing la cui disamina è consultabile all’indirizzo http://www.studiogiola-ascione.it/moratoria-leasing/ e gli effetti della moratoria sulle imprese in crisi che trovate all’indirizzo http://www.studiogiola-ascione.it/imprese-in-crisi/.

RIDUZIONE DEL CAPITALE

Iniziamo l’analisi delle disposizioni contenute nel DL 23/2020 esaminando gli aspetti in merito al capitale sociale: per effetto della disposizione in esame nel periodo da aprile 2020 al 31 dicembre 2020 non si applicano le disposizioni relative a:

  • riduzione del capitale per perdite superiore ad un terzo;
  • riduzione del capitale per perdite che riducono il capitale al di sotto del minimo legale;
  • cause di scioglimento delle società per riduzione o perdita del capitale.

La prima disposizione riguarda le ipotesi di cui agli articoli 2446 comma 2 e 3 C.C per le SPA e agli articoli 2482 bis commi 4, 5 e 6 C.C. per le SRL.

La seconda disposizione riguarda le ipotesi di cui agli articoli 2447 C.C. e 2482 ter C.C , mente la terza è relativa agli articoli 2484 numero 4 per le società.

Il senso della norma è stato quello di disapplicare per il periodo da inizio pandemia fino al 31 dicembre 2020 le regole legate al mantenimento del patrimonio netto entro i livelli minimi di legge che :

  • costituiscono un valido allarme per l’organo amministrativo;
  • Impediscono in caso di riduzione del capitale al di sotto dei limiti di legge, la continuazione della normale attività.

La norma infatti ha considerato che le imprese durante la pandemia possano trovarsi in condizioni economiche eccezionali da cui possano derivare perdite straordinarie e/o transitorie, che non riflettono le effettive potenzialità reddituali e patrimoniali delle imprese stesse, e pertanto ha avuto lo scopo di evitare che le erosioni di capitale temporanee potessero imporre agli organi amministrativi ipotesi di messa in liquidazione o in mancanza di interventi diretti in merito, addirittura la responsabilità diretta personale di chi agisce in nome e per conto della società allorquando il capitale non rispetti più i limiti minimi di legge.

Tralasciando il dettaglio delle singole ipotesi di riduzione del capitale per perdite o di riduzione dello stesso al di sotto del limite legale (e non è il nostro obiettivo in questa precisa analisi ) occorre segnalare che la disapplicazione degli articoli sopra citati non comporta il venire meno delle procedure previste dagli articoli stessi.

Pertanto, in caso di perdite che incidono per oltre 1/3 del capitale sociale (per limitarci al primo esempio ma quanto diremo è valido a maggior ragione anche per gli altri casi)  è fondamentale ricordare che la disapplicazione delle norme in esame non esonera o non ha esonerato gli amministratori dal rispetto delle procedure e degli ulteriori adempimenti previsti dai precitati articoli del Codice civile.

Gli amministratori, quindi, hanno conservato e conservano l’obbligo di

  • convocare una apposita assemblea;
  • redigere la situazione patrimoniale aggiornata;
  • redigere la relazione alla situazione patrimoniale precitata;
  • depositare la relazione stessa presso la sede della società;
  • trasmettere la relazione stessa al collegio sindacale, che deve produrre le proprie osservazioni;
  • depositare le osservazioni del collegio sindacale presso la sede sociale negli otto giorni antecedenti;
  • nella medesima assemblea, gli stessi amministratori devono dare conto dei fatti di rilievo avvenuti dopo la redazione della relazione.

Questa norma ha dato respiro alle società nel corso del 2020, in quanto ha previsto che l’assemblea per effetto delle disposizioni precitate possa astenersi dall’assumere un provvedimento di riduzione o ricostituzione del capitale sociale e gli amministratori possano proseguire nella gestione in continuità aziendale.

Perdurando gli effetti della pandemia il legislatore è intervenuto con la  Legge 178/2020 (Legge di bilancio 2021) con cui all’’articolo 1 comma 266 ha modificato la disciplina del precitato articolo 6 del D.L. 23/2020, prevedendo che la deroga in esame  abbia effetto, limitatamente alle perdite dell’esercizio 2020, per i prossimi 5 esercizi.

Permangono ovviamente gli obblighi di informativa e di procedura degli articoli  2482  bis e 2482 ter del c.c., oltre agli obblighi di dare ampio risalto alla deroga in nota integrativa, inclusa  l’evidenziazione  separata della perdita del 2020, dalle perdite di altri periodi.

Ricordiamo infatti che la deroga si applica esclusivamente alle perdite dell’esercizio del 2020, mentre le perdite di altri periodi di imposta seguiranno le regole ordinarie.

Si crea così un doppio binario fra  lerdite ante e post pandemia, ma a qualcuno potrebbe sorgere il dubbio di quale possa essere la regola di comportamento, in presenza di perdite successive al 2020 (ad esempio esercizio 2021) inferiori al limite di un terzo, che sommate ad ulteriori perdite ante 2020 (pre pandemia) sempre inferiori al limite di un terzo, che se  cumulate portino al superamento del limite di legge.

Un semplice esempio è il seguente:

capitale sociale                               10.000

perdita esercizio 2019                      -2.000

perdita esercizio 2020                      -4.000 (con deroga art 6 DL34)

perdita esercizio 2021                      -2.000

In questo caso la regola base per gli amministratori deve essere sempre quella della tutela dell’integrità del patrimonio sociale e dei terzi, e dunque anche se pare difficile evidenziare tecnicismi che possano condurre  a interpretazioni diverse, occorre prendere senza indugio gli opportuni provvedimenti previsti dalla norma.

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Veniamo ora invece alla temporanea sospensione delle disposizioni previste dell’articolo 2482 ter, per il quale fino al 31 dicembre 2020 la perdita del capitale (o la riduzione del capitale al di sotto dei limiti legali) non ha comportato e comporta lo scioglimento della società.

La norma indica una delle possibili opportunità offerte all’organo amministrativo nell’ambito dei provvedimenti assumibili in caso di perdita del capitale.

Citiamo a titolo di curiosità, che la procedura semplificata di scioglimento delle società senza intervento del notaio, applicata diffusamente alla fine del ciclo di vita societario, quando le perdite prendono il sopravvento non ha avuto possibilità di applicazione.

Infatti, per effetto della sospensione temporanea dell’art. 2482 ter, l’unica opzione possibile per le società che intendono deliberare lo scioglimento, è ricorrere all’assistenza notarile, in quanto il Registro delle Imprese non ha potuto far altro che applicare la norma in esame, negando lo scioglimento per perdita del capitale sociale.

NON APPLICABILITÀ DELLA POSTERGAZIONE AI FINANZIAMENTI SOCI

Il legislatore ha ritenuto opportuno supportare le società da un punto di vista finanziario coinvolgente direttamente i soci nella dinamica finanziaria: ha offerto quindi alle imprese una valida alternativa al credito bancario, oltre che tramite i consueti aumenti di capitale (che chiaramente non prevedono la restituzione al socio) anche dando più appeal al  finanziamento dei soci, limitando temporaneamente l’istituto della postergazione di cui all’art. 2467 del c.c.

Questa agevolazione favorisce gli apporti temporanei di liquidità alle imprese direttamente dalla compagine societaria, senza porre limiti alla loro restituzione successiva: ciò rappresenta un grande vantaggio per le imprese, che hanno potuto contare su valide alternative all’indebitamento bancario.

POSSIBILITÀ DI NON IMPUTARE AMMORTAMENTI AL CONTO ECONOMICO

L’articolo 60 del D.L. 14 agosto 2020, n. 104, prevede la possibilità che nei bilanci chiusi al 31 dicembre 2020, (per i soggetti che applicano i principi contabili nazionali) si possa procedere senza imputare gli ammortamenti al Conto economico, permettendo comunque la deducibilità fiscale.

La disposizione costituisce una significativa deroga alle disposizioni dettate dall’art. 2426 co.1 n.2 del Codice civile, che disciplina l’ammortamento delle immobilizzazioni materiali e immateriali.

Pertanto, oltre al fatto di condizionare direttamente il risultato civilistico di bilancio, questa norma costituisce una grave deroga ai principi generali di corretta rappresentazione dei fatti aziendali, anche perché i fattori produttivi vengono comunque utilizzati dall’ impresa anche in assenza l’imputazione diretta del costo, e inoltre si crea anche un problema distorsivo nella comparabilità dei bilanci nel corso del tempo.

Altra anomalia di questa norma è l’essere riferita ai soli soggetti che applicano i principi contabili nazionali mentre ne sono esclusi coloro che applicano i principi IFRS: ciò è un ulteriore elemento discriminatorio e soprattutto ingiustificato tra le diverse realtà.

Si segnala altresì che la deroga in esame comporta anche una ulteriore anomalia ai principi contabili, in quanto comporta una variazione del piano di ammortamento originario.

Da un punto di vista operativo, chi eserciterà la deroga in esame dovrà procedere in sede di destinazione del risultato di esercizio ad accantonare in una riserva indisponibile un importo corrispondente alla quota di ammortamento non imputata a conto economico., e qualora gli utili si rilevino incapienti o inesistenti, occorrerà procedere a costituire la riserva con riserve di utili o altre riserve patrimoniali disponibili o, in mancanza di queste, con gli utili futuri. In quest’ultimo caso si crea un vincolo a carico degli esercizi successivi

L’informativa di bilancio in questo caso sarà particolarmente corposa dovendo esplicitare

  • i motivi del ricorso alla deroga,
  • l’iscrizione e della riserva indisponibile
  • l’indicazione degli effetti derivanti in merito alla rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria ed economica
  • l’indicazione degli effetti della deroga sul risultato economico d’esercizio
  • l’indicazione degli ammortamenti non contabilizzati e i conseguenti effetti.

Passando agli aspetti fiscali, viene prevista piena deducibilità degli ammortamenti sia ai fini IRES che ai fini IRAP: tuttavia la a mancata indicazione in bilancio di costi dedotti crea un disallineamento tra valori fiscali e civili. Ciò comporta l’ulteriore complicazione legata all’obbligo di iscrivere fra le passività un fondo per imposte differite.

Fabrizio Giola