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6 Dicembre 2020

Il regime fiscale degli omaggi a fine 2020

 

 

Come tutti gli anni in occasione delle festività natalizie ritorniamo sugli aspetti fiscali degli omaggi, cha fanno parte comunque parte della nostra tradizione anche nell’anno del COVID-19.

L’analisi che ci accingiamo a proporre distingue  fra deduzione ai fini delle imposte sui redditi e detrazione iva.

Sul fronte della deducibilità dei costi ai fini delle imposte sul reddito, si distingue se gli omaggi sono ceduti ai clienti o ai dipendenti (e/o collaboratori).

Gli omaggi ai clienti sono deducibili interamente se di valore unitario inferiore a 50,00 euro (per tutti i beni ceduti), nell‘esercizio di sostenimento della spesa, mentre se il valore supera il limite di 50,00 euro, si rientra nelle spese di rappresentanza e occorre verificare la soglia di deducibilità in % sul fatturato e precisamente: sono deducibili sino all’ 1,5% dei ricavi per un totale di ricavi sino a 10 milioni di euro, ed sino allo 0,6% dei ricavi per la quota eccedente 10 milioni di euro di ricavi e fino a 50 milioni di euro.

Per i beni autoprodotti dall’impresa al fine di individuare le spese di rappresentanza da sottoporre al regime di deducibilità limitata, rileva il valore di mercato dell’omaggio.

Per gli omaggi ai dipendenti il costo sostenuto dal datore di lavoro per l’acquisto di beni da destinare in omaggio è deducibile dal reddito d’impresa, senza limiti, mentre si rammenta che le spese di istruzione, educazione, ricreazione, di assistenza sociale e di culto rivolte alla generalità dei dipendenti sono deducibili dal reddito d’impresa nel limite del 5 per mille del totale delle spese per prestazioni di lavoro dipendente.

Per i dipendenti, per contro,  gli omaggi ricevuti risultano imponibili se nel periodo d’imposta superano, con altri fringe benefit, l’importo di 516,46 euro (il limite era fino allo scorso anno di 258,23 euro).

Per i contribuenti minimi gli omaggi relativi a beni di valore inferiore a 50,00 euro sono interamente deducibili, e se di valore superiore a 50,00 euro sono deducibili quali spese di rappresentanza.

Tuttavia, la norma non è coerente con le istruzioni del modello REDDITI PF 2020, per cui tutte le spese per omaggi sono ammesse in deduzione per l’intero importo pagato se inerenti all’esercizio dell’attività, senza limite di valore.

Per i contribuenti in regime forfettario gli omaggi non sono deducibili analiticamente, essendo l’ammontare predefinito di tutti i costi  nel coefficiente di redditività.

Passando dalle imposte sui redditi all’IRAP, gli omaggi ai clienti sono deducibili per le società di capitali, mentre non sono deducibili per le società di persone commerciali  e gli imprenditori individuali.

Gli omaggi ai dipendenti ai fini IRAP sono deducibili per le società di capitali se sono funzionali all’attività di impresa e non assumono natura retributiva per il dipendente (rientrano tra le spese per il personale dipendente), e per le società di persone e gli imprenditori individuali, gli omaggi ai dipendenti sono indeducibili ai fini IRAP, salvo che siano destinati a lavoratori per i quali è stabilita la deducibilità dei relativi costi

Passando agli esercenti arti e professioni gli omaggi ai clienti sono deducibili dal reddito del professionista a titolo di spesa di rappresentanza nel limite dell’1% dei compensi percepiti, così come per l’IRAP, mentre gli omaggi ai dipendenti non è disciplinato, ma lo si considera deducibile dal reddito di lavoro autonomo professionale, come tutte le spese per prestazioni di lavoro dipendente sostenute dal professionista.

Ai fini IRAP, vale la regola simile alle società di persone: la riconduzione di tali oneri tra le spese per prestazioni di lavoro dovrebbe escluderne la deducibilità, salvo che siano destinati a lavoratori per i quali è stabilita la deducibilità dei relativi costi

E veniamo al REGIME IVA

Per i beni rientranti nell’attività propria dell’impresa gli acquisti di beni destinati ad essere ceduti gratuitamente, non costituiscono spese di rappresentanza e l’IVA assolta all’atto dell’acquisto è detraibile senza limitazioni.

La rivalsa dell’IVA non è obbligatoria per le cessioni gratuite di beni: qualora non applicata l’operazione può essere certificata con autofattura con l’indicazione del prezzo di acquisto dei beni, dell’aliquota applicabile e della relativa imposta, specificando nella descrizione che trattasi di autofattura per omaggi, mentre l’annotazione sull’apposito registro degli omaggi, benché corretta, appare desueta (le autofatture per omaggi sono comunque fatture elettroniche).

Sono escluse da IVA le cessioni gratuite di campioni di modico valore appositamente contrassegnati, in maniera indelebile (o con etichettatura anche rimuovibile, sui beni o sulla confezione che li contiene).

Gli omaggi di beni destinati ad essere ceduti gratuitamente, la cui produzione o il cui commercio non rientra nell’attività d’impresa, sono considerate spese di rappresentanza indipendentemente dal costo unitario dei beni stessi, e la cessione è sempre esclusa da IVA.

L’IVA relativa ai beni acquistati per essere oggetto di omaggio è detraibile solo in relazione all’acquisto di beni di costo unitario non superiore a 50,00 euro, pertanto, l’IVA a monte è detraibile, se il valore unitario del bene non è superiore a 50,00 euro; indetraibile, se il valore unitario del bene è superiore a 50,00 euro.

I beni acquistati per essere ceduti a titolo di omaggio ai propri dipendenti non sono inerenti all’attività d’impresa e non sono spese di rappresentanza: la relativa IVA è indetraibile e la loro cessione gratuita è esclusa dal campo di applicazione dell’imposta.

Buoni Acquisto (Voucher)

È ormai prassi diffusa concedere omaggi  anche sotto forma di buoni acquisto (voucher), che consentono l’acquisto di beni/servizi negli esercizi convenzionati.

La disciplina IVA applicabile all’emissione, al trasferimento e al riscatto dei voucher è stata modificata per i buoni emessi dal 2019: i voucher (o buoni corrispettivo) sono strumenti che contengono l’obbligo di essere accettati come corrispettivo a fronte di una cessione di beni e che riportano sul supporto utilizzato e le informazioni necessarie per individuare i beni da cedere e le identità dei cedenti con le condizioni generali di utilizzo dei buoni medesimi.

Si distingue tra:

buoni monouso, al momento dell’emissione sono noti tutti gli elementi che consentono di determinare il trattamento IVA applicabile all’operazione :natura, qualità, quantità dei beni o servizi forniti. In questo caso la cessione di beni si considera effettuata all’atto dell’emissione del buono-corrispettivo.

buoni multiuso, se la disciplina applicabile, ai fini IVA, non è nota al momento della sua emissione (ad esempio perché è possibile utilizzare il buono presso un dettagliante che cede beni soggetti ad aliquote IVA diverse) l’operazione si considera effettuata solo nel momento in cui il buono è riscattato.

L’acquisto di voucher per le imprese che li omaggiano ai propri clienti segue il trattamento delle spese di rappresentanza, e lo stesso vale peri dipendenti, mentre nel caso in cui i buoni acquisto siano concessi ai dipendenti, gli stessi costituiscono fringe benefit per i dipendenti oltre il limite di 516,46 euro ed i relativi costi rientrano tra quelli deducibili per la società.

Restiamo a Vostra disposizione per ogni eventualità.